Al lavoro, la chiamata di mia figlia di 2 anni mi ha gelata: «Mamma, papà mi fa male… torna subito». Quello che ho scoperto dopo è stato uno shock totale.

È interessante

Era già passata da un pezzo le nove di sera e io ero ancora al lavoro — le scadenze mi stavano addosso, i capi erano nervosi e non potevo proprio andarmene prima.

Mia figlia era rimasta a casa con mio marito e, fino a quel momento, ero tranquilla: ero convinta che stessero passando una serata serena… finché non è squillato il telefono.

Sul display è apparso il numero di mio marito. Ho risposto senza pensarci troppo, aspettandomi il solito “Dove sei?”, ma dall’altra parte non c’era lui.

C’era una vocina tremante, spezzata dal pianto.

— «Mamma… sono io…»

Il cuore mi è sceso in gola.

— «Amore, che succede? Perché sei ancora sveglia? Dov’è papà?»

— «È in bagno… ho poco tempo…»

Un brivido mi ha attraversato la schiena.

— «Poco tempo per cosa? Dimmi subito, cosa sta succedendo?»

— «Mamma, ti prego, torna a casa subito… papà mi fa del male… salvami…»

In quel momento mi sono alzata di scatto. Con una mano cercavo di infilare tutto nella borsa, con l’altra già afferravo le chiavi. Il panico mi aveva presa completamente.

— «Dimmi esattamente cosa ti ha fatto!»

Dall’altra parte ho sentito un respiro profondo, come se stesse per raccontare qualcosa di terribile.

— «Sì…»

Poi ha parlato. E quello che ha detto mi ha lasciata completamente senza parole.

— «Mamma… mi ha costretta a mangiare i broccoli… Lo sai che io odio i broccoli! Ho dovuto bere cinque bicchieri d’acqua per non sentire quel gusto schifoso!»

Sono rimasta immobile. Un secondo di silenzio. E poi non ce l’ho fatta. Sono scoppiata a ridere.

— «Oh no, povera la mia bambina… e cos’altro ti ha fatto questo terribile papà?»

— «Mi ha fatto lavare! Lavare, mamma! E io non volevo!»

A quel punto ridevo già senza riuscire a fermarmi.

— «Che tragedia…»

— «E poi ha detto che devo andare a dormire! Ma io non voglio dormire finché non torni tu!»

Stavo quasi per cadere dalla sedia dal ridere. Nella mia testa vedevo già la scena: lei avvolta nella coperta, con l’aria disperata, come se stesse vivendo il dramma più grande del mondo.

Proprio in quel momento, in sottofondo, si sono sentiti dei passi.

— «Con chi stai parlando?» — la voce di mio marito.

— «Con nessuno!» — ha sussurrato lei di corsa… e ha riattaccato.

Dopo un finale così “drammatico”, non potevo fare altro che tornare a casa a “salvare” la mia povera piccola… dai broccoli, dal bagnetto e dall’ora di andare a dormire.

A volte penso che abbia un vero talento per la recitazione.

Altre volte sono certa che abbia semplicemente preso da me il gusto per il dramma.

Ma, a dire la verità… sono tornata a casa con un sorriso enorme stampato sul viso.

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