Mamma esausta si addormenta sulla spalla di uno sconosciuto in aereo mentre cerca di calmare il suo bambino che piange. L’uomo sembra irritato ma quello che fa dopo sconvolge l’intero volo

È interessante

Per Elena il momento difficile era iniziato molto in alto sopra la terra in un aereo notturno che volava attraverso un cielo scuro e attorno a lei c’erano solo sconosciuti stanchi che sognavano il silenzio. Tutto era iniziato con il pianto di un neonato.

Lucia scoppiò a piangere all’improvviso e con forza e quel suono squarciò subito il ronzio assonnato della cabina. Alcuni passeggeri si mossero nervosamente sui sedili qualcuno sospirò con fastidio qualcuno si voltò.

Elena strinse più forte la figlia tra le braccia e iniziò a cullarla piano sussurrandole parole di conforto. Ma la bambina non si calmava. Il suo piccolo viso era arrossato dal pianto le labbra tremavano e le minuscole dita stringevano il bordo della copertina.

Elena sentiva tutto dentro di sé stringersi per l’impotenza. Non dormiva da quasi due giorni. Gli ultimi giorni si erano trasformati per lei in una sequenza continua di paura ospedali esami conversazioni piene di ansia e lacrime.

Lucia era malata e i medici locali avevano solo allargato le braccia consigliando di rivolgersi a un pediatra famoso che viveva in un altro paese a quattro ore di volo da lì.

Dicevano che solo quel medico forse avrebbe potuto aiutare sua figlia. Per questo Elena si trovava su quell’aereo. Aveva speso quasi tutti i soldi che possedeva pur di arrivarci.

Lucia ricominciò a urlare ancora più forte e un’ondata di irritazione si diffuse nella cabina. L’uomo seduto davanti si voltò con il volto scuro. Una donna dall’altra parte del corridoio scosse la testa. Qualcuno disse abbastanza forte da farsi sentire da Elena:

Non si dovrebbe proprio viaggiare con i neonati.

Il volto di Elena diventò rosso. Avrebbe voluto sprofondare nel pavimento. Continuava a cullare la figlia aggiustava la coperta le baciava la fronte le sussurrava parole ma la stanchezza era ormai più forte di lei. Davanti ai suoi occhi tutto si offuscava le mani le tremavano la testa cadeva pesantemente in avanti.

Anche una hostess si avvicinò a lei con cortesia forzata e disse piano che i passeggeri si stavano lamentando. Elena annuì soltanto perché non aveva più la forza di spiegare. Rimase seduta stringendo Lucia che piangeva e capì che non ce la faceva più.

A un certo punto le palpebre si chiusero da sole. Non si accorse nemmeno di quando la sua testa scivolò lentamente sulla spalla dell’uomo seduto accanto a lei. Non le importava più se fosse a suo agio o meno perché il suo corpo aveva ceduto prima di lei.

Si addormentò. L’uomo accanto aggrottò la fronte guardando con irritazione la povera madre. E poi fece qualcosa che sconvolse l’intero aereo.

Quando un’ora dopo Elena aprì di scatto gli occhi non capì subito cosa stesse succedendo. La cabina era silenziosa. L’aereo ronzava ancora i passeggeri dormivano qualcuno guardava il telefono qualcuno guardava fuori dal finestrino ma la cosa più importante era un’altra.

Lucia non piangeva più.

Elena guardò di lato con terrore e confusione e vide che sua figlia dormiva tranquillamente tra le braccia proprio dell’uomo sulla cui spalla lei si era addormentata.

Lui la teneva con sicurezza e delicatezza sostenendole la schiena con una mano e sfiorando con l’altra la piccola mano della bambina. Lucia dormiva in silenzio.

Elena si raddrizzò di colpo. Oh Dio… mi scusi… mi scusi davvero… disse ansimando. Ma l’uomo si voltò verso di lei completamente calmo. Non è nulla disse piano sua figlia è solo molto stanca e anche lei lo è.

Elena lo guardava ancora non del tutto sveglia e poi notò che per tutto quel tempo lui aveva osservato Lucia non come un semplice passeggero. I suoi movimenti erano troppo precisi troppo sicuri. Accennò un sorriso appena visibile ma non c’era irritazione né derisione.

State andando da un medico vero chiese. Elena rimase senza fiato. Sì sussurrò da un pediatra mi hanno detto che solo lui può aiutare mia figlia. L’uomo rimase in silenzio per qualche secondo poi rispose con estrema calma.

Allora non dovete più cercarlo sono io.

Elena pensò di aver sentito male. Lo fissò incapace di dire una parola. E lui pronunciò il suo nome e in quel momento le mani di Elena si raffreddarono.

Le lacrime iniziarono subito a scendere ma non più per la stanchezza. Non capisco riuscì a dire soltanto.

L’ho notata mentre piangeva disse lui con dolcezza guardando Lucia i neonati possono reagire in modo forte al volo soprattutto se sono già indeboliti dalla malattia. L’ho solo aiutata a calmarsi un po’. Non si preoccupi ora sta bene. Quando atterreremo la visiterò personalmente.

Elena lo guardava come se fosse impossibile. Ma io ho appena raccolto i soldi per il viaggio disse con voce tremante non so come potrò pagare la visita.

L’uomo spostò lo sguardo sulla bambina che dormiva e rispose con calma.

Non dovrete pagare nulla. Visiterò vostra figlia gratuitamente.

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